In Siria si sta perpetrando un genocidio col consenso dei “democratici” Stati europei e degli USA.

Badolato, Martedì 27 Marzo 2018 - 18:39 di Redazione Badolato

Ventuno anni fa sbarcarono in Calabria navi cariche di profughi curdi e di altre etnie che la comunità di Badolato accolse come fratelli. Cercavano scampo dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla miseria, e trovarono nei badolatesi, solidarietà e amore, quei valori che permisero loro di continuare a sperare in un futuro migliore per se stessi e i propri figli in una terra finalmente libera da ogni oppressione. Speranze però, andate deluse perché da allora, la situazione si è ancor più aggravata.

L’esercito turco insieme a milizie di ribelli siriani e dell’Isis ha conquistato Afrin e sta massacrando i curdi che avevano vinto contro lo Stato Islamico, e ora, il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, minaccia di invadere l’Iraq per eliminare anche lì, le popolazioni curde che la sua aviazione sta bombardando da diverso tempo. Le truppe siriane fedeli a Bashar al-Assad con l’aiuto dell’aviazione russa e con armi non convenzionali, stanno sterminando la loro stessa gente inerme e innocente. Gas asfissianti e paralizzanti, ordigni al fosforo bianco e bombe a grappolo, sono senza alcuna pietà usati contro i bambini che muoiono tra spasmi atroci.

Tutto ciò accade con il tacito assenso degli Stati Uniti e della NATO che non vogliono guastarsi i rapporti con un importante Stato membro dell’alleanza atlantica e con la complicità dei Paesi membri dell’Unione Europea che in base all’accordo stipulato il 17 marzo 2016 hanno già concesso alla Turchia svariati miliardi di euro per fermare il flusso dei profughi. Ad oggi, la Turchia ospita nel suo territorio più di tre milioni e ottocentomila rifugiati che molto probabilmente Erdogan riverserà nelle zone prima occupate dai curdi. Dando il via all’operazione “ramoscello d’ulivo”, Erdogan ha sbaragliato i curdi che nei mesi scorsi erano stati l’unica barriera contro l’avanzata dei soldati del califfato ed ha aumentato la sua popolarità in patria.

Se riuscirà a prendersi anche i territori controllati in Iraq dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), raggiungerà l’agognato obiettivo d’aver creato una vasta fascia di sicurezza ai confini del suo Paese contribuendo così ad accrescere ulteriormente il proprio potere che gli consentirà d’essere riconosciuto come il leader incontrastato del Medio Oriente e quindi, l’interlocutore privilegiato per le altre potenze che mirano ad esercitare una certa influenza nel Mediterraneo. Le potenze interessate sono: Russia, Iran, Cina e Corea del Nord. Vladimir Putin, fresco della sua rielezione plebiscitaria sta sostenendo un macellaio senza scrupoli come Assad per assicurarsi lo sbocco in un mare di rilevante importanza strategica militare ed economica.Per analoga ragione, l’Iran, velandola col pretesto religioso sciita, sta fornendo ingenti aiuti al regime siriano.

Altrettanto sta facendo la Cina che spera d’ottenere una parte da leone nella fase della ricostruzione, mentre la Corea del Nord, rifornendo il dittatore siriano di armi chimiche e di missili, cerca di qualificarsi come nuova potenza mondiale.Tutto questo avviene sotto gli impotenti sguardi degli USA guidati da un Donald Trump sempre più improvvisatore in politica estera e delle Nazioni Unite continuamente bloccate dai veti incrociati del Consiglio di Sicurezza.

Negli anni Ottanta, contro il riarmo atomico, si affermò ovunque un vasto movimento pacifista formato in gran parte da giovani e donne e che portò a imponenti manifestazioni di protesta e all’autoproclamazione di molti "Comuni denuclearizzati" e Badolato fu tra questi. Quando George Bush, annunciò la decisione d’invadere l'Iraq milioni d’italiani esposero dai balconi la bandiera della pace e il 15 febbraio 2003, a Roma, il movimento pacifista sfilò con tre milioni di persone.Il movimento pacifista oggi non riesce a elevare la sua voce davanti alle crudeltà compiute in Siria.

L’opinione pubblica sembra restare indifferente tranne qualche temporaneo moto d’indignazione nei social, eppure, i bambini continuano a morire, le donne ad essere stuprate e intere città rase al suolo. Siamo nella Settimana Santa, fra pochi giorni festeggeremo la Pasqua che per noi cristiani rappresenta la risurrezione di Gesù Cristo e per gli ebrei, la liberazione dall’Egitto. Il mio augurio è che questi popoli oppressi che come Gesù stanno vivendo la loro Passione, possano al più presto risorgere a nuova vita liberandosi dalle tenebre delle dittature anche e soprattutto con l’aiuto di quanti si professano “cristiani” a parole per alleggerirsi la coscienza per poi, nei fatti, voltarsi dall’altra parte di fronte all’orrore. L’auspicio è che si rompa il muro del silenzio e che l’apatia si trasformi in partecipazione attiva specialmente nei giovani affinché facciano sentire la loro voce, proprio come li ha esortati Papa Francesco nella sua omelia per la Domenica della Palme: «E sta a voi non restare zitti. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete? Per favore, per favore, decidetevi prima che gridino le pietre».Pietro Cossari

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