PUBBLICATA L’AUTOBIOGRAFIA DELLO STORICO BADOLATESE PROF. ANTONIO GESUALDO.

Badolato, Lunedì 02 Ottobre 2017 - 09:18 di Redazione Badolato

Pubblicata l’Autobiografia di Antonio Gesualdo:   «Questa mia ampia e diligentissima opera, come di ogni uomo nella sua particolare attività, è sovrapersonale, perché nasce dallo spirito del tempo e della società a cui appartengo, collaboranti con me. La mia opera si stacca dalla mia persona, che è mortale, e che pur vive nella disinteressata passione del vero, del bello e del bene e nel disprezzo dei lucri economici e si perpetua nella vita del cosmo, dove concorre a preparare altre opere, altri pensieri, altri concetti nuovi, altre azioni». Con queste parole scritte in premessa, inizia l’Autobiografia di Antonio Gesualdo, pedagogo, storico, pubblicista, critico d’arte e di letteratura che ha consacrato la propria esistenza alla cultura facendone la sua vera ragione di vita. Difatti, la sconfinata erudizione di cui è dotato e ben testimoniata dalla sua rinomata biblioteca intitolata al poeta francese “Charles Baudelaire” dove ha dialogato con celebri personaggi televisivi e studiosi provenienti da ogni parte del mondo, gli è valsa una lunga serie di premi e di riconoscimenti tra cui l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’opera, frutto di anni di impegnativo lavoro e stampata nella tiratura limitata di 250 copie, consta di 1128 pagine e moltissime fotografie che rendicontano sui numerosi viaggi compiuti dal noto intellettuale badolatese che sin dalla giovane età era assetato di apprendimento e bramoso di visitare personalmente quei luoghi italiani ed europei, inizialmente conosciuti attraverso un attento e particolareggiato studio. Nell’Autobiografia, come d’altronde, in tutti i suoi libri, traspare chiaramente l’amore di Gesualdo per Badolato e i suoi abitanti, in particolare per i giovani con i quali egli ha sempre avuto un eccellente rapporto interloquendo e mettendo a loro completa disposizione il suo immenso sapere senza mai lesinare con il suo spirito libero e laico, d’intervenire direttamente nelle mostre, nelle conferenze, nei dibattiti politici e sociali e su temi dell’attualità. Un amore per i giovani, mai affievolitosi, neanche ora a ottantuno anni, tant’è che in una pagina del consistente volume non esita ad esternare le sue preoccupazioni per le nuove generazioni.

«Ciò che mi opprime veramente - scrive Gesualdo - è l’attuale condizione generale degli spiriti in Italia e fuori d’Italia: la menzogna, la malvagità e la stupidità, le insufficienze oggettive del nuovo ordinamento e governo dell’Italia rispetto ai problemi più urgenti, il forte senso di angustia provinciale rispetto ad altre realtà europee, il male oscuro annidato a insidiare e tormentare uno sviluppo intellettuale e civile, il disagio spirituale, l’arbitrarietà della scienza empirica di fronte al pensiero, la crisi di fiducia nelle istituzioni, la critica radicale delle tradizioni, le fragilità psicologiche, in cui siamo come immersi e quasi sommersi; l’incertezza nel domani in ogni sfera della vita, anche in quella privata e familiare; la mancanza di aria aperta in cui pensieri e sentimenti nostri respirino e s’incontrino e scontrino con quelli degli altri; l’indifferenza e l’ignoranza della moltitudine, impotente a innalzarsi a una più severa visione e a disciplinarsi in un più austero abito di vita, e vieppiù dei giovani, che niente conoscono e di niente si appassionano, e coltivano un ottuso egoismo, nel quale si chiudono dandosi a credere, a lor modo, di aver creato un  nuovo mondo, spesso maculato d’arbitrio, di basse voglie, d’immaturità persistenti, di vanitose compiacenze, d’imperfezioni». Il linguaggio aulico solitamente adoperato dall’autore, in questa sua ultima fatica diventa ancora più nobile per esprimere alla perfezione gli stati d’animo che hanno caratterizzato le varie fasi della sua esistenza (nascita, fanciullezza, adolescenza, innamoramenti, amicizie, insegnamento) e che lo porta ad asserire da liberale e fedele discepolo di Benedetto Croce: «Sono privo di paura, incorrotto, libero, amico della verità e della libertà di parola. Non per odio o per amicizia qualche cosa ho attribuito o tolto, né per pietà o per vergogna: ma sono stato giudice giusto, benigno con tutti, non ho attribuito ad alcuno più del giusto, cittadino di nessuna città, padrone di me e soggetto a nessuno, senza preoccuparmi dell’opinione di questo o di quello, ma soltanto di narrare ciò che è avvenuto». Un’opera, quindi, l’Autobiografia, che rappresenta il pensiero della vita di un uomo totalmente dedicato alla cultura e per il quale anni fa, l’opinionista e critico d’arte Vittorio Sgarbi, riconoscendone l’alto valore e traendo spunto dal dipinto “Le Radeau de la Méduse” di Théodore Géricault, espresse il seguente giudizio: «Il professore Antonio Gesualdo è come un naufrago su una zattera. Per salvare la Cultura ci vorrebbe un Gesualdo in ogni nostro paese!». Pietro Cossari



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