IL PENSIERO DI RINA TROVATO SULLE MANIFESTAZIONI DELLA CGIL CONTRO LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.

Badolato, Lunedì 02 Ottobre 2017 - 09:26 di Redazione Badolato

In tutt’Italia, sabato scorso, si sono svolte le manifestazioni organizzate dalla CGIL per sensibilizzare sulla violenza contro le donne. Ben vengano, anche per attirare l’attenzione ma io credo che il problema è soprattutto a livello culturale. Per cambiare cioè questo stato di cose deve cambiare l’imperante cultura maschilista che opprime le donne in tutti i settori della società. Cambiare significa riconoscere concretamente i ruoli e i diritti delle donne che sono mogli, madri, lavoratrici, casalinghe e colonne della famiglia. Il cammino è lento ma inarrestabile. La mentalità cambierà così com’è avvenuto anni fa nelle scuole quando le classi prima erano rigidamente settoriali: classi maschili e classi femminili. Poi, per fortuna, prevalse il buon senso e le cose mutarono con l’istituzione delle classi miste formate dai generi maschili e femminili come doveva essere. La questione dunque, è prettamente culturale e basta. I cambiamenti non si impongono per decreto o con altre leggi di sorta. Deve scattare nell’opinione pubblica e contemporaneamente nella classe dirigente, la molla che innesca il necessario cambiamento ma perché ciò accada, valori come il rispetto e l’amore devono prevalere su tutto. Solo partendo da questi capisaldi si potrà costruire qualcosa di solido e duraturo che infine porterà inesorabilmente e senza traumi, in modo naturale, alla sospirata “parità di genere” e quindi, alla giusta considerazione della donna non più come semplice oggetto sessuale e di piacere su cui dominare ma come persona umana da rispettare e amare perché i cardini della famiglia sono l’amore e il rispetto reciproci. Anche ai miei tempi il problema della violenza contro le donne era molto avvertito e ricordo che nel lontano 1972 scrissi di getto alcune rime immaginando un dialogo fra una madre e sua figlia che qui ripropongo perché a distanza di 45 anni il tema è ancora attuale.

In una sera d’inverno mentre fuori faceva freddo, in una stanza altrettanto fredda, mia madre mi mise alla luce. Ero la quinta dopo quattro maschi e questo turbò mia madre ma io oggi la consolo così:

Mamma, mammina mia, tu sei la cosa più cara che ci sia ma triste tu mi lasci ogni volta che mi rinfacci d’essere venuta al mondo col sesso di donna. Donna, sì, donna.

Donna vuol dire per te sacrificio e sofferenza che su di me pesa più che nell’uomo.

Perché? Mamma, io non sono come te che hai accettato volontariamente di non muovere un dito per migliorar te stessa.

Io cerco il dialogo con gli altri. Cerco quello che la società mi rifiuta perché il coraggio è dote, dote che non è pregio innato ma che tu stessa mi hai dato.

Tu piangi vedendomi che metto al mondo un figlio ma non lo devi fare perché è un figlio voluto e il dolore è gioia giacché è voluto. Sai bene che io non ho lavoro e ciò non mi dà problema d’allevarlo.

Ho l’asilo nido e altro ancora, tutto quello che tu non hai mai avuto. Ecco perché io cerco l’unità con gli altri perché devo sempre andare avanti.

La strada è lunga e io voglio percorrerla fino in fondo. Cosa significa essere donna? Un oggetto qualsiasi?

Ma no mamma. Quando mi mettesti al mondo Mi donasti le stesse cose che hai dato ai miei fratelli: una testa e un corpo e perciò non devi lasciare che altri decidano per me. Io invece, una persona vedo in me.                                        

Una persona che si chiama donna e con una spaventosa volontà di migliorare perché la società bisogna trasformare.

Non voglio comandare mio marito ma aiutarlo a vedere in me un’amica, una confidente e una compagna.

La sua metà come lui per me. Il matrimonio non deve far dell’uomo il padrone assoluto ma un compagno benvoluto.                                      

Dev’essere un’azienda dove ciascuno dà, dove ognuno coopera con le sue capacità. Così l’amore prevarrà e la famiglia sempre unita sarà. Ecco mamma, vedi quante cose son cambiate e quante ancora ne devono cambiare.

Ed è per questo che ti voglio pregare: Se il sesso è maschio o femmina, Non ti devi arrovellare, bisogna solo farsi rispettare.  

(Poesia di Rina Trovato, articolo di Pietro Cossari)



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