UN'ALTRA BELLA STORIA PER LA RUBRICA "TALENTI EMIGRANTI BADOLATESI": INTERVISTA A FRANCO LETO.

Badolato, Venerdì 12 Maggio 2017 - 22:40 di Redazione Badolato

Continua ad arricchirsi la nostra rubrica sui nostri talenti emigranti badolatesi. È il turno di Francesco Leto e di un articolo-intervista che racconta la sua storia di “emigrante” badolatese di successo, cosmopolita e sui generis, dalle molteplici sfaccettature e da un forte radicamento alle proprie origini. Francesco, conosciuto da quasi tutti come Franco, inizia il suo “viaggio da emigrante” fin da bambino spostandosi in Australia con la famiglia e continua a girovagare da giovanissimo in lungo ed in largo per il Mondo, per motivi di lavoro ed attraversando i cinque continenti del pianeta. Una volta conclusi gli studi di Informatica a Milano, dove lavora per mantenersi agli studi, diventa manager di note aziende internazionali del settore informatico. Oggi vive da “lavoratore pendolare” tra Barcellona, Milano e Badolato …ma il suo sogno è quello di tornare nel borgo natio e fare l’imprenditore turistico in maniera innovativa e propositiva per lo sviluppo di Badolato e del suo territorio ionico circostante.

Ciao Franco, raccontaci un po’ di questa tua esperienza di professionista e manager “emigrante”? Inizia già a  quattro anni quando sono emigrato, seguendo i miei genitori che avevano deciso di trasferirsi in Australia, dall’altra parte del mondo come tanti calabresi. Sono poi ritornato in Calabria a dodici anni. Finito la scuola superiore mi trasferì a Milano dove sapevo di poter contemporaneamente lavorare per mantenermi, e studiare fino a laurearmi.  Intanto avevo iniziato il mio girovagare per il mondo  finendo per vivere a Dublino, in Africa a Johannesburg, e ora in Spagna. In  verità non ho trascurato nemmeno l’Italia dove, oltre a Milano, ho vissuto a Sassari, a Bologna, a Roma. Attualmente ho casa a Barcellona, a Milano, e in Calabria ovviamente. La mia ambizione da studente era di realizzarmi professionalmente a Milano, e la mia carriera ebbe inizio quando vinsi un bando sponsorizzato da Regione Lombardia e altre aziende per un corso di formazione per Sistemisti di “MAINFRAME”, i grandi computer di centri elaborazione dati di allora, e quindi ancora studente universitario iniziai  con le multinazionali dell’informatica nel settore dei cosìdetti “compatibili IBM” (SIEMENS,  Seer).  I miei primi rapporti di lavoro, come Programmatore di Sistemi e come amministratore di Reti Informatiche, sfociarono successivamente in ruoli commerciali. Incominciai quindi a viaggiare nelle maggiori città per seguire le aziende clienti, spesso grandi Banche, Assicurazioni e gruppi industriali anche internazionali.   Poco più che trentenne incominciai,  per la verità senza tante pretese e senza ambizioni,  una ricerca di lavoro all’estero. Era un momento in cui, dopo i favolosi anni ottanta della Milano da bere, mi ritrovavo insoddisfatto di alcune scelte professionali che mal mi facevano sopportare la grigia vita d’ufficio ed il rigido cartellino.  Milano non mi entusiasmava più, personalmente ero deluso,  sentivo sempre più  il bisogno di viaggiare, oltre le brevi trasferte.  Pensavo all’Australia, paese in cui ero cresciuto e dove avevo  imparato l’Inglese: che fortuna!!   Alla fine degli anni novanta pertanto, come conseguenza della mia ricerca,  ecco che si stavano concretizzando  delle offerte, una appunto per l’Australia, l’altra per Hong Kong, ed invece scelsi la terza per l’Irlanda. Scelsi un po’  “a scatola chiusa” l’Irlanda, non conoscevo  Dublino, quella che sarebbe stata la sede di lavoro,  Scelsi con il cuore poiché avevo avuto un’impressione positiva durante i colloqui di selezione di colui che sarebbe stato il mio capo: un francese spiritoso, pragmatico e dinamico ma soprattutto  “umano”.  Il successivo colloquio telefonico col mio responsabile diretto, un coetaneo Italiano, mi convinse.  Sentirmi a mio agio ed in sintonia con le persone con cui lavoro era e rimane  per me  fondamentale. Erano gli anni della “tigre celtica”, un periodo in cui il governo Irlandese favoriva fiscalmente le aziende che insediavano le proprie operazioni europee nell’isola. Molti giovani neolaureati da tutta Europa confluivano a Dublino, anche per imparare l’inglese ed il contesto era veramente multiculturale.  La sera, finito il lavoro, si andava al pub a ridere e chiacchierare con mezzo mondo.

Da dove nasce il tutto? Quando scelsi la facoltà di Scienze delle Informazioni, allora appena nata in Italia e a Milano, con i primi laureati  nel 1984, alcuni amici già residenti a Milano mi dissero “Scordati Badolato”, riferito al fatto che il settore dell’Informatica fosse in pieno sviluppo, e ovviamente lontano da una realtà come la  Calabria. I professori ci dicevano “diventerete i dirigenti del domani” e questo ovviamente era entusiasmante e motivante.  Io comunque non volevo in alcun modo “scordarmi  badolato”, dove  intanto mia Mamma aveva investito nel costruire una casa per i figli, come fanno tutti i genitori dalle nostre parti. Ci tornavo sempre e spesso, e ogni qualvolta il lavoro me lo consentiva anche perché i miei sono sempre rimasti lì invecchiando.  La casa l’ho poi finita con i miei fratelli e ne abbiamo fatto una struttura ricettiva turistica. Il settore dell’informatica, in quanto dinamico e innovativo appariva già dall’università sempre aperto a cambiamenti e  sviluppi inimmaginabili allora. Se guardo indietro alle tecnologie dei tempi di fine anni ottanta e primi novanta, oggi tutto è cambiato e rinnovato, e adesso quegli anni sembrano preistoria. I professori e relatori ci dicevano che il cambiamento era normale e continuo, una cosa a cui abituarsi e a cui essere predisposti. Per questo oggi, e nel tempo, trasferte, viaggi e rilocazioni logistiche, ora in base al progetto del momento, ora in base al ruolo o mansioni assegnate sono diventate quasi normalità, ancora di più nel contesto delle multinazionali dell’Hardware e Software con cui ho avuto la fortuna e privilegio di lavorare in divisioni organizzative, reparti internazionali,  e poi specificamente per i mercati emergenti.  

In quale Paese stai lavorando ora e perché? Dopo la parentesi Irlandese e successivo rientro a Milano, mi sono laureato per la seconda volta,  in Scienze e Tecniche Psicologiche. La tesi è stata sui gruppi di lavoro online di cui già per lavoro mi occupavo. In questo periodo ho iniziato appunto una serie di trasferte sempre più frequenti in Europa, e poi in India, Medio Oriente,  e Africa proprio facendo sviluppo e formazione alla vendita, gestendo questo tipo di progetti, creando e usando anche piattaforme online.  Nel continente Africano è iniziata una permanenza costante all’estero che adesso dura  da circa quattro anni; appunto prima due anni in Africa, con base a Johannesburg e raggio di azione in tutta Africa per via di un coinvolgimento in un piano strategico di crescita della azienda SAP nelle  così  dette “economie emergenti”,  e ora in Spagna da due anni.   L’esperienza in Spagna è iniziata con un contatto da parte di un “cacciatore di teste”, i recruiter di Manager, tramite LinkedIn. Una piccola azienda di software spagnola, ma con clienti e rivenditori in tutto il mondo cercava un Direttore Operativo, ruolo che mi è stato proposto in virtù della precedente esperienza commerciale indiretta, atta a gestire una comunità di aziende partner e terze parti, maturata in colossi come Oracle e SAP, e proprio nei paesi emergenti. Ovviamente in un simile contesto, di piccola azienda e poche risorse,  l’impegno è ancora più intenso, il lavoro è molto impegnativo, cosi come lo è gestire anche il team e le persone. Oggi mi occupo delle nostre operazioni con aziende clienti, partner rivenditori e distributori che si estendono in nuovi mercati. L’azienda e l’attività rispecchia la Catalonia, questa parte della Spagna, che lavora duramente ed è particolarmente attiva, orgogliosa ed innovativa,  economicamente lanciata al progresso anche supportata da ottime strutture e logistica.  Barcellona oggi presenta pertanto molte opportunità e attrae le multinazionali che qui si stabiliscono, oltre a favorire la nascita di aziende nuove frutto dell’ingegno ed idee legate alle nuove tecnologie ed internet.    

Quali prospettive per il tuo futuro professionale? Direi che le prospettive posso essere di diverso tipo. Da una parte potrei continuare in aziende consolidate, sia che rientri in Italia o no. Oggi il mercato del lavoro è  sempre più complesso  e stringente, e nel mio caso o a certi livelli passa più che mai attraverso una rete di conoscenze. Ma sono ottimista poiché il settore  è sempre in fase di innovazione innanzitutto, e poi in crescita, con sempre nuove aziende che si affacciano sul panorama, molte fino a qualche anno fa appena nate, e oggi in fase di crescita e affermazione, pertanto interessate ad un profilo non più giovane ma di esperienza come il mio, che altrimenti risulterebbe non immediatamente ricollocabile. Dall’altra parte mi piacerebbe anche lavorare con le nuove aziende che sono appena nate, le “Start Up”, e contribuire alla crescita di una di esse quasi con piglio imprenditoriale, valutare l’alternativa di investire in una di esse.  

Hai una passione per la fotografia e sui social pubblichi album con foto scattate in giro per il mondo. Da dove nasce questa tua passione? Avevo un piccola macchina fotografica e ho cercato poi consigli e indicazioni per imparare di più nell’ambito della fotografia. Non ho  conoscenze tecniche, ho solo  la fortuna di vedere tanti paesi nel mondo, e mi è subito piaciuto catturare scenari e momenti, fare foto e curiosare in quello che i diversi luoghi e la loro storia e cultura ti possono offrire.   Non  viaggio solo  per business o per stare  in  ufficio, ma forse prima di tutto voglio vedere e godermi il mondo,  vivere e fare esperienza del luogo e del posto in cui vado.  Il mondo è meraviglioso nelle sue varietà e nelle sue immagini si può catturare e rubare  tanto.  Quindi quando viaggio, ricerco su internet e mi documento sulle tradizioni del posto, sulle cose da vedere e fare, anche se in poco tempo, e cerco sempre di andare in mezzo alla gente, invece di stare in albergo o seguire itinerari organizzati. Spesso affitto un’auto e mi avvio da solo, “on the road” per le mete precedentemente pianificate.  Poi ovviamente sono un fan di Facebook e mi piace subito condividere con i miei amici le mie esperienze di viaggio,  le mie attività di “foto-narratore” con i miei album che raccontano un tema in ogni luogo.  

Un manager emigrante con il cuore e con forti radici culturali legate a Badolato, come mai? E’ vero che ho lasciato Badolato ed anzi sono stato tra i primi a studiare a Milano, ma ancora prima, dopo essere rientrato dall’Australia ho comunque sviluppato un forte attaccamento alla nostra comunità, alla casa che sento molto “mia” avendola quasi costruita con le mie mani e risparmi, insieme a mia Mamma, al mio paese, ai miei amici.  E’ il luogo che io sento che da sempre mi appartiene e che considero realmente casa mia. Casa mia  è Badolato anche se rimango nello spirito “cittadino del mondo” e nel mondo voglio continuare a viaggiare; E' qui' che trovo le mie radici, le mie origini, la mia vera identità. Sono sempre rientrato quando possibile, sia per le feste e anche in altri periodi dell’anno. L'uomo che sono diventato nasce dal ragazzo che ha sperimentato la vita nelle strade del paese, in spiaggia con i gli  amici, insieme alla  gente, alla mia gente, alla mia famiglia. E' la terra che ci genera, che ci tempra, che ci caratterizza ....ed un uomo del sud rimane tale, nei valori nello stile di vita, nella mentalità negli affetti, nei sentimenti, nei legami. Oggi oltre ad essere un piccolo imprenditore con Casa Maja, una piccola struttura ricettiva,  con gli altri imprenditori turistici abbiamo creato un’associazione per creare un marchio turistico “Riviera e Borghi degli Angeli” per promuovere il nostro comprensorio sui mercati turistici internazionali condividendo il senso di appartenenza, la fierezza che ci distingue, la consapevolezza  di essere patrimonio di una cultura tramandata e  defraudata da uno stato che non ha creato equilibri ma ha esasperato e accentuato   le differenze, creando una profonda spaccatura nel paese. A pensarci bene il mio impegno nasce fin da quando ero ragazzo, già da quando la generazione precedente alla mia creò Radio Pulsar, una delle primissime radio libere,  che divenne per me fonte di impegno, passione per la musica, e perché no, anche di lavoro vendendo i contratti pubblicitari e coinvolgendo tutta la comunità attorno alle iniziative in Radio, e anche in tante iniziative civiche a sostegno di chi si impegnava per il nostro comprensorio.  

Vuoi aggiungere altro…? Io credo di essere e mi sento fortunato, fortunato ad aver svolto il lavoro per cui ho studiato, fortunato per aver viaggiato molto e visto il mondo, fortunato per essermi realizzato da solo, fortunato per avere una casa dove  tornare e sentirmi accolto.   Ma mi preoccupo per la mia terra di origine, e mi fa rabbia se mi chiedo “quale Sud?” Quali Scenari? e per come i giovani del nostro paese invece abbiano un futuro precluso, oggi più che mai in una Italia unita per essere ancora più disunita. Questo il risultato della nostra storia e del nostro sud, un sud che perde i migliori cervelli, le  migliori risorse, saccheggiato dall'incuria di chi non vuole vedere e tace nella peggiore indifferenza di tutti i tempi, nell'accettazione dell'immobilismo più totale che ha preso sempre più spazio, la politica del nulla che  fa soccombere i timidi segnali di risveglio che crescono nelle poche  coscienze dei pochi giovani  rimasti.   Non mi rassegno a pensare che tutto sia perso, voglio credere che ci possa essere una rinascita e sogno il giorno in cui si possa scegliere di vivere nel posto che più ti appartiene senza dover per forza  andar via per mancanza di opportunità. Per questo comunque torno e mi impegno nel mio piccolo.  Magari proprio le tecnologie potranno aiutarci a rivalutare le risorse abbandonate della nostra terra. Tutto ciò dipende anche da me, da voi, da ognuno di noi, ad essere attivi ed ottimisti invece di restare intrappolati nel lassismo e e nella critica becera su ciò che non funziona. Leggendo i libri di Nicola Zitara e Pino Aprile mi sono reso conto che c’era un altro Sud e che è ci  è stato portato via.   Concludo citando Guido Dorso: "No, il sud non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà: Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l'esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà' inutile".

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